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"Michele Antonio PLAZZA FLORA SARDOA (1748-1788)" Saggio introduttivo, trascrizione del manoscritto autografo e note di Giancarlo NONNOI
Giovedì 28 Marzo 2024, 17:00
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Presentazione del volume
 
Michele Antonio Plazza
Flora Sardoa (1748-1788)
 
a cura di Giancarlo Nonnoi

 

Con un saggio introduttivo di Giancarlo Nonnoi, che ha anche curato la trascrizione del manoscritto autografo e le note, dopo oltre due secoli e mezzo dal suo concepimento ha visto infine la luce a stampa e nella sua versione integrale la FLORA SARDOA (1748-1788), il più antico trattato di botanica sistematica che si conosca sul mondo vegetale della Sardegna.

Redatta dal versatile chirurgo collegiato piemontese Michele Antonio Plazza (1720-1791), ancorché rimasta in ombra per un certo periodo, l'opera rappresenta da numerosi punti di vista una pietra miliare della ricerca in senso moderno condotta nell'Università di Cagliari e non solo. Si tratta infatti del primo lavoro scientifico originale e di ampio respiro realizzato da un docente dell'ateneo, nel quale le acquisizioni di una pluriennale attività di indagine vengono esposte e ordinate ricorrendo alla rivoluzionaria tassonomia linneana, una metodologia che nella Penisola tardava ancora ad essere accolta. Una peculiarità che conferisce alla FLORA SARDOA assoluta unicità non solo in ambito locale ma anche nel panorama degli studi floristici italiani del secondo Settecento.

Originario di Villafranca Piemonte, Plazza compì gli studi chirurgici all'Università di Torino e, dopo aver esercitato per alcuni anni la professione nella capitale, nel 1748, come chirurgo personale dell'arcivescovo di Cagliari Giulio Cesare Gandolfi, approdò una prima vota in Sardegna, dove sarebbe vissuto per oltre trentacinque anni, fino al giorno della sua morte. Lasciata temporaneamente l'isola, il chirurgo piemontese si avvicinò al systema naturae linneiano nel corso di un prolungato soggiorno a Parigi e a Montpellier, dove frequentò con assiduità i celebri giardini botanici delle due città, ed ebbe modo di confrontarsi con alcuni dei principali fitologi e naturalisti francesi, tra cui Antoine e Bernard de Jussieu, Buffon, Guettard, d'Argenville, Bombard e Sauvages de Lacroix. Rientrato per alcuni anni a Torino, oltre a fornire alla Segreteria di Stato preziose indicazioni per il miglioramento delle condizioni sanitarie ed economiche della Sardegna, fu molto attivo nei cenacoli che animavano la nascente scienza sperimentale della capitale sabauda e fu tra i primi membri della neonata Società Privata Torinese, divenuta in seguito Accademia Reale delle Scienze, a cui venne associato sin dalla sua costituzione.

A seguito di un provvedimento che precorreva di un quinquennio la radicale riforma degli studi universitari nell'isola, su disposizione del ministro Bogino, nel 1759 Plazza tornò per la terza volta e definitivamente in Sardegna, per ricoprire nell'Università di Cagliari la cattedra di Chirurgia, che era stata per lui espressamente istituita e per avviare la relativa scuola accademica, in virtù della quale verrà superato il secolare e poco affidabile controllo esercitato della corporazione dei pratici sull'arte chirurgica. In aggiunta alla posizione accademica, gli venne inoltre affidata la direzione dell'ospedale cittadino, unitamente a molteplici altri compiti sanitari. A partire da quella data, a seguito di un selettivo lavoro di raccolta in parte già condotto durante precedenti e ripetute esplorazioni territoriali, di studio analitico e di documentazione delle numerose specie individuate, prese corpo il progetto della FLORA SARDOA, al quale il chirurgo-naturalista si dedicò almeno fino al 1788, impegnandosi allo stesso tempo in numerosi altri incarichi governativi e progetti, tra cui la realizzazione del primo nucleo di un orto botanico con annessa un'accademia di agricoltura.

Analizzando i vari elementi di contesto che incoraggiarono la genesi della FLORA, nel saggio di Nonnoi che apre il volume si evidenzia come nella seconda metà del XVIII secolo, la Storia naturale e in particolare la Botanica, grazie alla sistematica di Linneo e alla crescita esponenziale degli interessi e delle politiche coloniali, assunse presto i caratteri di una scienza globale. Il disegno di Linneo era infatti quello di realizzare un atlante mondiale delle specie vegetali, un repertorio programmaticamente in progress, aperto cioè ai contributi provenienti da una vasta comunità di esploratori, di tassonomi, di «cacciatori di piante» e di amateur attivi in ogni angolo della terra.

All'interno di questa cornice, nel formulare la diagnosi di oltre ottocento specie, osservate de visu nel loro specifico habitat, studiate morfologicamente, ordinate e classificate secondo i più rigorosi e avanzati criteri tassonomici e la cui presenza mai prima di allora era stata segnalata nell'antica Ichnusa, l'autore del corposo trattato di più di trecento pagine intendeva perseguire, tra gli altri, due obiettivi primari. Da un lato, posizionare in modo non più aleatorio la Sardegna nello scenario naturalistico planetario, offrendo una rappresentazione sistemica, non casuale ed impressionistica della sua fitosfera, leggibile univocamente da ogni membro della cosmopolita comunità dei botanici; dall'altro, contribuire a realizzare, attraverso la tessera sarda, il grande mosaico dell'universale systema vegetabilum, incardinato sulla razionalistica filosofia sessuale linneana. Una visione transnazionale e lungimirante della ricerca, piuttosto innovativa per la cultura scientifica sarda e che per la prima volta e con nettezza prendeva forma nell'accademia cagliaritana; una consapevolezza che solo in tempi a noi molto vicini diverrà l'orizzonte condiviso di ogni uomo e donna di scienza al lavoro non solo nell'Università di Cagliari, ma in ogni ateneo e nei numerosi centri di ricerca attivi nel mondo.

Giancarlo Nonnoi è stato professore di Storia della filosofia moderna e di Storia della scienza all'Università di Cagliari. La sua attività di studio ha toccato molteplici tematiche e seguito diversi percorsi, con particolare attenzione per le interrelazioni tra scienza e cultura. Con un gruppo di giovani collaboratori, ha creato il primo nucleo di documentazione in formato digitale sulla circolazione delle idee scientifiche e filosofiche nella Sardegna dell'età moderna. Tra le sue pubblicazioni: Il Pelago d'aria (1988); Saggi galileiani. Atomi, Immagini e Ideologia (2000); e numerosi contributi monografici usciti in Italia e all'estero su temi e figure del pensiero scientifico e filosofico europeo. Ha curato Circolazione d’idee, parole, libri, uomini e culture: Sardegna, Corsica, Toscana (2009), e, con Carlo Mulas, ha edito le Riflessioni intorno ad alcuni mezzi per rendere migliore l’isola di Sardegna (1755-56) di Michele Antonio Plazza (2016).

 

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Luogo Fondazione di Sardegna, Cagliari