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SUMMARY:Deadline_Narrazioni, memorie e luoghi della deistituzionalizzazione Per un atlante culturale del superamento dei manicomi italiani
DESCRIPTION:a cura di Giovanni Vito Distefano (Università di Cagliari); Davide Tabor (U
 niversità di Torino); Marica Setaro\n(Università di Pisa)\n \nLa storia del
 l’internamento psichiatrico e della deistituzionalizzazione è anche una sto
 ria di relazioni tra memorie, narrazioni, oggetti, luoghi geografici e spaz
 i architettonici. Lo sviluppo del sistema manicomiale ha punteggiato il ter
 ritorio nazionale di strutture che per le loro dimensioni e la loro intrins
 eca complessità funzionale si configurano, più che come semplici edifici, c
 ome “città-altre” inserite entro gli spazi circostanti secondo rapporti pec
 uliari e spesso ambivalenti. Il loro superamento ha generato però un nuovo 
 “oggetto”: la città della deistituzionalizzazione. Questa città è fatta di 
 luoghi interni ed esterni alle aree manicomiali (ancora chiuse oppure apert
 e, rifunzionalizzate o abbandonate), ma è soprattutto ramificata in una nuo
 va geografia umana di esperienze sociali, di vissuti individuali e di proge
 tti collettivi, che si succedono, si alternano e si sovrappongono nell’arco
  di oltre mezzo secolo. I luoghi dell’internamento psichiatrico persistono 
 così in una congerie di esiti variamente distribuiti nel territorio, sì che
  opportunamente sono stati definiti “eterotopie perduranti”, ma vengono aff
 iancati dai nuovi spazi della liberazione dal manicomio e da quelli della r
 e-istituzionalizzazione. Possiamo oggi ricostruire la trama vitale dell’org
 anismo urbano così modificato attraverso il censimento degli oggetti cultur
 ali che ha generato: narrazioni, memorie, tracce, sviluppi della deistituzi
 onalizzazione.\nNon solo luoghi sulla carta storico-geografica, gli ospedal
 i psichiatrici popolano infatti anche i domini della memoria collettiva e d
 ell’immaginario culturale: scenari di esperienze dirette o indirette, reali
  o immaginarie, ipotiposi di speculazioni filosofiche, ingegneristiche, soc
 io-politiche, essi sono l’oggetto di svariate forme di rappresentazione, ri
 elaborazione, rimozione, stratificazione connotativa e simbolica. Documenta
 zioni filmiche e fotografiche, testimonianze orali, archivi e studi progett
 uali, fiction nelle più diverse realizzazioni mediali, dai romanzi ai film 
 ai videogiochi: il repertorio degli oggetti culturali attinenti agli ospeda
 li psichiatrici, attestazioni del modo in cui essi sono percepiti, pensati,
  valutati, è in effetti amplissimo. Attraversare questo patrimonio di testi
 monianze e rappresentazioni ha una importanza cruciale per ricostruire la f
 isionomia storico-culturale dei luoghi manicomiali.\nIl volume Narrazioni, 
 memorie e luoghi della deistituzionalizzazione. Per un atlante culturale de
 l superamento dei manicomi italiani intende raccogliere i contributi di stu
 diose e studiosi che da prospettive disciplinari differenti illuminino uno 
 o più punti di questo atlante culturale. A titolo non esaustivo, le propost
 e possono riguardare i seguenti argomenti: la rappresentazione letteraria, 
 filmica, visiva, dell’ospedale psichiatrico, con luoghi ispirati alla realt
 à storica e immaginari; memorie e testimonianze orali o scritte dell’intern
 amento psichiatrico e della de- istituzionalizzazione; il mutamento delle p
 ratiche terapeutiche e la storia della cultura materiale della deistituzion
 alizzazione; studi, dibattiti, progetti per la rifunzionalizzazione di spaz
 i e strutture ex manicomiali; archivi istituzionali, privati e personali o 
 singoli nuclei documentali; raccolte fotografiche; opere d’arte; giochi e v
 ideogame; esposizioni temporanee e permanenti; inchieste giornalistiche; op
 ere d’arte o collezioni d’arte.\nLa pubblicazione rientra tra le azioni del
  PRIN “Narrazione e cura. La deistituzionalizzazione del sistema manicomial
 e in Italia: storia, immaginario, progettualità (dal 1961 a oggi)” (https:/
 /sites.unica.it/ (https://sites.unica.it/) narrazioneecura/). Alle studiose
  e agli studiosi che intendono contribuire al volume è richiesta, oltre al 
 saggio, la stesura di una breve scheda di sintesi relativa a opere, autori,
  fatti notevoli oggetto della propria ricerca, redatta sulla base del forma
 t allegato alla CfP. Le schede sono finalizzate alla realizzazione di un ce
 nsimento degli oggetti culturali legati alla storia della deistituzionalizz
 azione in Italia e saranno pubblicate nel sito Internet del progetto PRIN.\
 nLa lunghezza massima dei contributi è di 30mila battute.\nStudiose e studi
 osi interessati a partecipare sono invitate/i a contattare i curatori con l
 argo anticipo rispetto alla deadline e a inviare ai curatori titolo e abstr
 act (max 1000 caratteri spazi inclusi) entro il 30/7/2024.\nI testi definit
 ivi devono essere inviati via mail entro il 15/11/2024 ai curatori del volu
 me (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitar
 e JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots
 . È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; Questo indirizzo email è 
 protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.). I
  contributi proposti per la pubblicazione saranno sottoposti a peer review.
 \n________________________________________________________\n \nedited by Gi
 ovanni Vito Distefano (Università di Cagliari); Davide Tabor (Università di
  Torino); Marica Setaro (Università di Pisa)\nThe history of psychiatric in
 ternment and deinstitutionalization is a story of relationships among memor
 ies, narratives, objects, geographical and architectural spaces. With the d
 evelopment of the asylum system the national territory was scattered with s
 tructures that, due to their size and intrinsic functional complexity, appe
 ar not just as simple buildings, but as “other” cities, connected with surr
 ounding spaces by means of peculiar and often ambivalent relationships. Sta
 rting from these premises, the closure of mental asylums generated a new sp
 atial “object”: the city of deinstitutionalization, composed by places insi
 de and outside ex-asylum areas (still closed or open, repurposed or abandon
 ed). This new city develops into a human geography of social experiences, p
 ersonal histories and collective projects which, in the last sixty years ha
 ve been alternating and overlapping each other. The places of psychiatric i
 nternment thus persist, as “enduring heterotopias”, in many different outco
 mes, now joined by the new spaces of deinstituzionalization and re-institut
 ionalization. The vital texture of the urban organism thus modified can be 
 rebuilt through a census of the cultural objects it generated: narratives, 
 memories, traces, developments, plans of the deinstitutionalization.\nPsych
 iatric hospitals are not only places on the historical-geographical map, bu
 t they also occupy collective memories and cultural imagination: as scenari
 os of direct or indirect, real or imaginary experiences, as hypostases of p
 hilosophical, engineering and socio-political speculations, they are the su
 bject of various forms of representation, re-elaboration, repression, conno
 tative and symbolic stratification. Film and photographic documentation, or
 al testimonies, archives and design studies, fiction in any kind of media, 
 from novels to films to videogames: the repertoire of cultural objects rela
 ted to psychiatric hospitals and attesting how they are perceived, thought,
  evaluated, is quite impressive. Investigating this heritage of testimonies
  and representations is crucial in order to sketch the historical and cultu
 ral outline of asylum and ex-asylum places.\nThe volume Narratives, Memorie
 s, and Places of Deinstitutionalization. Towards a Cultural Atlas of the Ov
 ercoming of Italian Asylums aims to collect contributions from scholars who
  illuminate one or more points of this cultural atlas from different discip
 linary perspectives. Proposals can include but are not limited to:: literar
 y, filmic and visual representations of the psychiatric hospital, including
  places inspired by historical reality and imaginary; memories and oral or 
 written testimonies of psychiatric internment and deinstitutionalization; c
 hanges in therapeutic practices and the history of the material culture of 
 deinstitutionalization; studies, debates, projects for the repurposing of s
 paces and of structures formerly used as asylums; institutional, private, a
 nd personal archives; photographic collections; artworks; games and videoga
 mes; temporary and permanent exhibitions; journalistic investigations; work
 s of art and art collections.\nThe CfP is part of the 2022 PRIN “Narration 
 and Care. The deinstitutionalization of the asylum system in Italy: history
 , imaginary, projectuality (from 1961 to today)” (https://sites.unica.it/na
 rrazioneecura/ (https://sites.unica.it/narrazioneecura/)). Scholars who int
 end to contribute to the volume are asked, in addition to the essay, to pre
 pare a brief summary sheet about one (or some) of the works, authors, event
 s investigated in their research. Summary sheets must follow the same forma
 t of the examples attached to the CfP. They are aimed at making a census of
  cultural objects about the history of deinstitutionalization in Italy and 
 they will be published on the PRIN project website.\nThe maximum length of 
 contributions is 30,000 characters.\nScholars interested in participating a
 re invited to contact the editors well in advance of the deadline and to su
 bmit title and abstract (max 1,000 characters) of their proposal by 30th Ju
 ly 2024.\nFull proposals must be sent via email by 15th November 2024 to th
 e editors of the volume (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. 
 È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; Questo indirizzo email è pr
 otetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; Ques
 to indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaSc
 ript per vederlo.). Proposals deemed suitable for publication will be peer-
 reviewed by anonymous referees.\n \nTipologia: Fototesto letterario\nTitolo
 : Morire di classe. La condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e
  Gianni Berengo Gardin\nAutor*: Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia (c
 uratori), Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin (fotografie)\nAnno di edizio
 ne: 1969\nEditore: Einaudi\nLuogo di pubblicazione: Torino\nLuoghi a cui è 
 riferibile: manicomio di Gorizia\nParole chiave/TAG: Fotografia; Libro; Gor
 izia; Anni Sessanta\nBreve descrizione (max 2000 caratteri):\nTra speriment
 azione formale e propaganda in favore della deistituzionalizzazione dei man
 icomi, Morire di classe documenta la condizione di degrado e disumanizzazio
 ne, per molti versi ancora pubblicamente ignota, patita dagli internati psi
 chiatrici. Il movente ideologico giustifica una costruzione immaginifica in
 fedele rispetto alla specificità storica del manicomio goriziano – le cui p
 ratiche terapeutiche erano già state ampiamente riformate a otto anni dalla
  nomina a direttore di Franco Basaglia – efficace però nel rappresentare vi
 vidamente gli effetti delle misure costrittive e afflittive adottate nel si
 stema psichiatrico nazionale. Prive di didascalie e testi esplicativi di ac
 compagnamento, se si esclude la prefazione non firmata scritta da Franco Ba
 saglia e Franca Ongaro Basaglia, la forza icastica delle immagini è massimi
 zzata tramite il ricorso a un montaggio grafico espressionistico, in cui fo
 tografia e testi letterari – con citazioni, tra gli altri, da Goffman Brech
 t, Foucault, Levi, Pirandello, Rilke, Swift, Weiss, Fanon – si corrispondon
 o in un dispositivo multimediale regolato da una regia risolutamente avangu
 ardistica. L’esito di un’operazione editoriale così coraggiosa fu un succes
 so editoriale tale da rendere presto introvabile la prima edizione, stampat
 a in ottomila esemplari. In occasione del centenario della nascita di Franc
 o Basaglia, una nuova edizione integrale è stata recentemente pubblicata pr
 esso il Saggiatore (2024).\nRisorse web collegate: https://www.ilsaggiatore
 .com/libro/morire-di-classe (https://www.ilsaggiatore.com/libro/morire-di-c
 lasse)\nRisorse bibliografiche:\n\nMorire di classe: la condizione manicomi
 ale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, a cura di Franco B
 asaglia e Franca Ongaro Basaglia, Torino, Einaudi, 1969 (Milano, il Saggiat
 ore 2024).\nJohn Foot, Morire di classe. Immagini dall’interno dell’Istituz
 ione totale, in Id., La “Repubblica dei matti”. Franco Basaglia e la psichi
 atria radicale in Italia, 1961-1978, Milano, Feltrinelli, 2017, p. 170 sgg.
 \nMarina Guglielmi, Raccontare il manicomio. La macchina narrativa di Basag
 lia fra parole e immagini, Franco Cesati Editore, Firenze, 2018.\nFile coll
 egato: copertina\n\n[Giovanni Vito Distefano Questo indirizzo email è prote
 tto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.]\n \n \n
 Tipologia: Film documentario\n\nTitolo: Fortezze vuote\n\nAutor*: Gianni Se
 rra\nAnno di edizione: 1975\nProduttore: Unitelefilm, Regione Umbria, Provi
 ncia di Perugia\nLuogo di pubblicazione:\nLuoghi a cui è riferibile: Umbria
 , provincia di Perugia\nParole chiave/TAG: Documentario, Centri di igiene m
 entale, psichiatria territoriale, cinema militante, manicomio\nBreve descri
 zione (max 2000 caratteri):\nIl film documentario di Gianni Serra racconta 
 l’esperienza umbra e perugina del superamento delle istituzioni manicomiali
  dalla seconda metà degli anni Sessanta alla prima metà degli anni Settanta
 . Realizzato in collaborazione con la Regione Umbria e con la Provincia di 
 Perugia, il film si apre con il testo del regolamento provinciale istitutiv
 o dei centri di igiene mentale, lo strumento cardine individuato nel contes
 to regionale per avviare il processo di deistituzionalizzazione. Nel film s
 i sovrappongono diverse narrazioni: il punto di vista dell’autore, che comp
 are nelle prime sequenze ed è presente in video o in audio per l’intera dur
 ata dell’opera; le voci delle operatrici e degli operatori dei servizi psic
 hiatrici territoriali – raccolte nel corso di riunioni o in interviste indi
 viduali e collettive –, che spiegano il lavoro e motivano politicamente la 
 scelta del superamento dell’ospedale psichiatrico; le storie delle pazienti
  e dei pazienti che lasciano il manicomio per andare a vivere nei nuovi gru
 ppi appartamento; le storie delle e degli utenti degli ambulatori; il dibat
 tito pubblico tra amministratori, medici, personale di cura, cittadini regi
 strato in una assemblea organizzata per discutere dell’organizzazione dei C
 IM e della loro funzione. Uno spazio particolare è dedicato alla testimonia
 nza dello psichiatra dell’ospedale psichiatrico di Perugia Carlo Manuali, t
 ra le personalità che hanno partecipato all’esperienza di rinnovamento psic
 hiatrico nella regione. Il documentario si conclude con la discussione del 
 caso di Marco, con l’intento di mostrare il funzionamento dei servizi e i b
 enefici per la collettività: Marco è un ragazzo che vive un momento di frag
 ilità e la sua storia è raccontata dalle sue parole, da quelle dei genitori
 , dell’equipe psichiatrica e di alcuni abitanti del quartiere.\nRisorse web
  collegate:\nhttp://patrimonio.aamod.it/aamod-web/film/detail/IL8600001517/
 22/fortezze-vuote.html?\nstartPage=0&amp;idFondo=\nhttps://www.cinematograf
 o.it/film/fortezze-vuote-umbria-una-risposta-politica-alla-follia-ldci075w 
 (https://www.cinematografo.it/film/fortezze-vuote-umbria-una-risposta-polit
 ica-alla-follia-ldci075w)\nhttps://www.youtube.com/watch?v=5ceZlU6dVPM (htt
 ps://www.youtube.com/watch?v=5ceZlU6dVPM)\nhttps://www.antropologiamedica.i
 t/dal-manicomio-al-territorio/ (https://www.antropologiamedica.it/dal-manic
 omio-al-territorio/)\nRisorse bibliografiche:\nFrancesco Scotti, Nascita ed
  evoluzione di una psichiatria di comunità in Umbria, Perugia, Morlacchi ed
 itore, vol. 1 2021, vol 2 2022\nFile collegato: _\n\n[Davide Tabor Questo i
 ndirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript
  per vederlo.]\n \nTipologia: Periodico illustrato\n\nTitolo: Il Picchio. O
 rgano dei degenti dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale\nAutor*: degenti d
 ell’Ospedale Psichiatrico Provinciale [O.P.] di Gorizia\nAnni di edizione: 
 1962-1966\nStampa: Tipografia interna dell’O.P.\nPeriodicità: mensile\nLuog
 o di pubblicazione: Gorizia\nLuoghi a cui è riferibile: Ospedale Psichiatri
 co Provinciale di Gorizia\nParole chiave/TAG: Giornalino mensile; Anni Sess
 anta; Attività dei degenti; Comunità Terapeutica; Assemblea generale.\nBrev
 e descrizione (max 2000 caratteri):\nA nove mesi di distanza dall’ingresso 
 di Franco Basaglia nel manicomio di Gorizia, nell’agosto 1962 viene stam- p
 ato il primo numero del Picchio su iniziativa di un gruppo di degenti uomin
 i, sostenuta dalla neo direzione. «L’o- spedale si sta trasformando e tutti
  noi dobbiamo cercare di rendere operante questa trasformazione», così ripo
 r- tava il primo editoriale. Non si commentava la scelta del nome, sebbene 
 rimandasse a un gesto animale connota- to: battere con insistenza su una co
 rteccia dura, apparentemente inscalfibile. Sotto il coordinamento attivo de
 l paziente Furio, i 42 mensili (dal 1962 al 1966) sono una delle poche font
 i attra- verso cui è possibile ricostruire la cronaca minuta dei progressiv
 i e radicali mutamenti dell’assetto e del funzio- namento quotidiano dell’i
 stituzione manicomiale, descritti e commentati dallo spettro di osservazion
 e e parteci- pazione dei pazienti. L’abbattimento dei cancelli divisori e d
 elle gabbie di contenzione ai letti, le gite, il cineforum, i consigli di l
 ettura, le interviste agli infermieri, la nascita della scuola popolare, de
 l coro, la denuncia delle condizioni fatiscenti di molti reparti, i laborat
 ori artigianali, l’incontro con i volontari e le assistenti sociali, la ric
 hiesta e la speranza della dimissione diventano la trama di un vissuto che 
 può farsi spazio di esercizio di un diritto di espressione, di con- divisio
 ne e di contestazione. Dal 1964 due sezioni del Picchio esemplificano le pr
 iorità dell’esperimento basagliano a Gorizia: gli approfondi- menti sulla c
 omunità terapeutica e i resoconti dell’assemblea generale e delle riunioni 
 di reparto, tenute con ca- denza giornaliera. La verbalizzazione era affida
 ta, a turno, a un/a paziente che le presiedeva su indicazione del- l’assemb
 lea. Per la sola eccezione del resoconto di un’assemblea riportato ne L’ist
 ituzione negata (Einaudi, 1968), Il Picchio è un documento esclusivo per co
 noscere i temi, i dibattiti e le decisioni delle assemblee e delle riunioni
  dal 1964 al 1966, anno in cui l’iniziativa editoriale si interrompe.\nRepe
 ribilità e stato di conservazione:\n\nL’Archivio Collettivo Nazionale dei P
 eriodici registra la presenza di alcuni numeri della serie in diverse bibli
 oteche italiane.\n\nPresso l’Archivio storico dell’ex O.P. di Gorizia è rep
 eribile la riproduzione digitale di 41 fascicoli. Il numero 2\nrisulta, al 
 momento, irreperibile.\nBibliografia:\nAntonio Slavich, All'ombra dei cilie
 gi giapponesi. Gorizia 1961, alphabeta verlag, Merano 2018.\nAnna Maria Bru
 zzone, Ci chiamavano matti. Voci dal manicomio (1968-1977), il Saggiatore, 
 Milano 2021.\nJohn Foot, La “Repubblica dei matti”. Franco Basaglia e la ps
 ichiatria radicale in Italia, 1961-1978, Feltrinelli, Milano\n2014.\nMarica
  Setaro, The Gorizia experiment: The genesis of therapeutic practices in Ba
 saglia's psychiatric community (1962-68), in Doing psychiatry in postwar Eu
 rope (eds. Gahlen, Voelker, Hess and Scarfone), Manchester U.P. 2024.\nFile
  collegato: copertine e interni del giornalino\n\n[Marica Setaro Questo ind
 irizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript p
 er vederlo.]\n \n
X-ALT-DESC;FMTTYPE=text/html:<p>a cura di Giovanni Vito Distefano (Università di Cagliari); Davide Tabor
  (Università di Torino); Marica Setaro<br />(Università di Pisa)</p><p>&nbs
 p;</p><p>La storia dell’internamento psichiatrico e della deistituzionalizz
 azione è anche una storia di relazioni tra memorie, narrazioni, oggetti, lu
 oghi geografici e spazi architettonici. Lo sviluppo del sistema manicomiale
  ha punteggiato il territorio nazionale di strutture che per le loro dimens
 ioni e la loro intrinseca complessità funzionale si configurano, più che co
 me semplici edifici, come “città-altre” inserite entro gli spazi circostant
 i secondo rapporti peculiari e spesso ambivalenti. Il loro superamento ha g
 enerato però un nuovo “oggetto”: la città della deistituzionalizzazione. Qu
 esta città è fatta di luoghi interni ed esterni alle aree manicomiali (anco
 ra chiuse oppure aperte, rifunzionalizzate o abbandonate), ma è soprattutto
  ramificata in una nuova geografia umana di esperienze sociali, di vissuti 
 individuali e di progetti collettivi, che si succedono, si alternano e si s
 ovrappongono nell’arco di oltre mezzo secolo. I luoghi dell’internamento ps
 ichiatrico persistono così in una congerie di esiti variamente distribuiti 
 nel territorio, sì che opportunamente sono stati definiti “eterotopie perdu
 ranti”, ma vengono affiancati dai nuovi spazi della liberazione dal manicom
 io e da quelli della re-istituzionalizzazione. Possiamo oggi ricostruire la
  trama vitale dell’organismo urbano così modificato attraverso il censiment
 o degli oggetti culturali che ha generato: narrazioni, memorie, tracce, svi
 luppi della deistituzionalizzazione.</p><p>Non solo luoghi sulla carta stor
 ico-geografica, gli ospedali psichiatrici popolano infatti anche i domini d
 ella memoria collettiva e dell’immaginario culturale: scenari di esperienze
  dirette o indirette, reali o immaginarie, ipotiposi di speculazioni filoso
 fiche, ingegneristiche, socio-politiche, essi sono l’oggetto di svariate fo
 rme di rappresentazione, rielaborazione, rimozione, stratificazione connota
 tiva e simbolica. Documentazioni filmiche e fotografiche, testimonianze ora
 li, archivi e studi progettuali, fiction nelle più diverse realizzazioni me
 diali, dai romanzi ai film ai videogiochi: il repertorio degli oggetti cult
 urali attinenti agli ospedali psichiatrici, attestazioni del modo in cui es
 si sono percepiti, pensati, valutati, è in effetti amplissimo. Attraversare
  questo patrimonio di testimonianze e rappresentazioni ha una importanza cr
 uciale per ricostruire la fisionomia storico-culturale dei luoghi manicomia
 li.</p><p>Il volume <em>Narrazioni, memorie e luoghi della deistituzionaliz
 zazione. Per un atlante culturale del superamento dei manicomi italiani</em
 > intende raccogliere i contributi di studiose e studiosi che da prospettiv
 e disciplinari differenti illuminino uno o più punti di questo atlante cult
 urale. A titolo non esaustivo, le proposte possono riguardare i seguenti ar
 gomenti: la rappresentazione letteraria, filmica, visiva, dell’ospedale psi
 chiatrico, con luoghi ispirati alla realtà storica e immaginari; memorie e 
 testimonianze orali o scritte dell’internamento psichiatrico e della de- is
 tituzionalizzazione; il mutamento delle pratiche terapeutiche e la storia d
 ella cultura materiale della deistituzionalizzazione; studi, dibattiti, pro
 getti per la rifunzionalizzazione di spazi e strutture ex manicomiali; arch
 ivi istituzionali, privati e personali o singoli nuclei documentali; raccol
 te fotografiche; opere d’arte; giochi e videogame; esposizioni temporanee e
  permanenti; inchieste giornalistiche; opere d’arte o collezioni d’arte.</p
 ><p>La pubblicazione rientra tra le azioni del PRIN “Narrazione e cura. La 
 deistituzionalizzazione del sistema manicomiale in Italia: storia, immagina
 rio, progettualità (dal 1961 a oggi)” (<a href="https://sites.unica.it/" ta
 rget="_blank" rel="noopener">https://sites.unica.it/</a> narrazioneecura/).
  Alle studiose e agli studiosi che intendono contribuire al volume è richie
 sta, oltre al saggio, la stesura di una breve scheda di sintesi relativa a 
 opere, autori, fatti notevoli oggetto della propria ricerca, redatta sulla 
 base del format allegato alla CfP. Le schede sono finalizzate alla realizza
 zione di un censimento degli oggetti culturali legati alla storia della dei
 stituzionalizzazione in Italia e saranno pubblicate nel sito Internet del p
 rogetto PRIN.</p><p>La lunghezza massima dei contributi è di 30mila battute
 .</p><p>Studiose e studiosi interessati a partecipare sono invitate/i a con
 tattare i curatori con largo anticipo rispetto alla deadline e a inviare ai
  curatori titolo e abstract (max 1000 caratteri spazi inclusi) entro il 30/
 7/2024.</p><p>I testi definitivi devono essere inviati via mail entro il 15
 /11/2024 ai curatori del volume (<joomla-hidden-mail  is-link="1" is-email=
 "1" first="Z2lvdmFubml2LmRpc3RlZmFubw==" last="dW5pY2EuaXQ=" text="Z2lvdmFu
 bml2LmRpc3RlZmFub0B1bmljYS5pdA==" base="" >Questo indirizzo email è protett
 o dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.</joomla-hi
 dden-mail>, <joomla-hidden-mail  is-link="1" is-email="1" first="ZGF2aWRlLn
 RhYm9y" last="dW5pdG8uaXQ=" text="ZGF2aWRlLnRhYm9yQHVuaXRvLml0" base="" >Qu
 esto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare Java
 Script per vederlo.</joomla-hidden-mail>; <joomla-hidden-mail  is-link="1" 
 is-email="1" first="bWFyaWNhLnNldGFybw==" last="Z21haWwuY29t" text="bWFyaWN
 hLnNldGFyb0BnbWFpbC5jb20=" base="" >Questo indirizzo email è protetto dagli
  spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.</joomla-hidden-ma
 il>). I contributi proposti per la pubblicazione saranno sottoposti a peer 
 review.</p><p>________________________________________________________</p><
 p>&nbsp;</p><p>edited by Giovanni Vito Distefano (Università di Cagliari); 
 Davide Tabor (Università di Torino); Marica Setaro (Università di Pisa)</p>
 <p>The history of psychiatric internment and deinstitutionalization is a st
 ory of relationships among memories, narratives, objects, geographical and 
 architectural spaces. With the development of the asylum system the nationa
 l territory was scattered with structures that, due to their size and intri
 nsic functional complexity, appear not just as simple buildings, but as “ot
 her” cities, connected with surrounding spaces by means of peculiar and oft
 en ambivalent relationships. Starting from these premises, the closure of m
 ental asylums generated a new spatial “object”: the city of deinstitutional
 ization, composed by places inside and outside ex-asylum areas (still close
 d or open, repurposed or abandoned). This new city develops into a human ge
 ography of social experiences, personal histories and collective projects w
 hich, in the last sixty years have been alternating and overlapping each ot
 her. The places of psychiatric internment thus persist, as “enduring hetero
 topias”, in many different outcomes, now joined by the new spaces of deinst
 ituzionalization and re-institutionalization. The vital texture of the urba
 n organism thus modified can be rebuilt through a census of the cultural ob
 jects it generated: narratives, memories, traces, developments, plans of th
 e deinstitutionalization.</p><p>Psychiatric hospitals are not only places o
 n the historical-geographical map, but they also occupy collective memories
  and cultural imagination: as scenarios of direct or indirect, real or imag
 inary experiences, as hypostases of philosophical, engineering and socio-po
 litical speculations, they are the subject of various forms of representati
 on, re-elaboration, repression, connotative and symbolic stratification. Fi
 lm and photographic documentation, oral testimonies, archives and design st
 udies, fiction in any kind of media, from novels to films to videogames: th
 e repertoire of cultural objects related to psychiatric hospitals and attes
 ting how they are perceived, thought, evaluated, is quite impressive. Inves
 tigating this heritage of testimonies and representations is crucial in ord
 er to sketch the historical and cultural outline of asylum and ex-asylum pl
 aces.</p><p>The volume <em>Narratives, Memories, and Places of Deinstitutio
 nalization. Towards a Cultural Atlas of the Overcoming of Italian Asylums</
 em> aims to collect contributions from scholars who illuminate one or more 
 points of this cultural atlas from different disciplinary perspectives. Pro
 posals can include but are not limited to:: literary, filmic and visual rep
 resentations of the psychiatric hospital, including places inspired by hist
 orical reality and imaginary; memories and oral or written testimonies of p
 sychiatric internment and deinstitutionalization; changes in therapeutic pr
 actices and the history of the material culture of deinstitutionalization; 
 studies, debates, projects for the repurposing of spaces and of structures 
 formerly used as asylums; institutional, private, and personal archives; ph
 otographic collections; artworks; games and videogames; temporary and perma
 nent exhibitions; journalistic investigations; works of art and art collect
 ions.</p><p>The CfP is part of the 2022 PRIN “Narration and Care. The deins
 titutionalization of the asylum system in Italy: history, imaginary, projec
 tuality (from 1961 to today)” (<a href="https://sites.unica.it/narrazioneec
 ura/" target="_blank" rel="noopener">https://sites.unica.it/narrazioneecura
 /</a>). Scholars who intend to contribute to the volume are asked, in addit
 ion to the essay, to prepare a brief summary sheet about one (or some) of t
 he works, authors, events investigated in their research. Summary sheets mu
 st follow the same format of the examples attached to the CfP. They are aim
 ed at making a census of cultural objects about the history of deinstitutio
 nalization in Italy and they will be published on the PRIN project website.
 </p><p>The maximum length of contributions is 30,000 characters.</p><p>Scho
 lars interested in participating are invited to contact the editors well in
  advance of the deadline and to submit title and abstract (max 1,000 charac
 ters) of their proposal by 30th July 2024.</p><p>Full proposals must be sen
 t via email by 15th November 2024 to the editors of the volume (<joomla-hid
 den-mail  is-link="1" is-email="1" first="Z2lvdmFubml2LmRpc3RlZmFubw==" las
 t="dW5pY2EuaXQ=" text="Z2lvdmFubml2LmRpc3RlZmFub0B1bmljYS5pdA==" base="" >Q
 uesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare Jav
 aScript per vederlo.</joomla-hidden-mail>; <joomla-hidden-mail  is-link="1"
  is-email="1" first="ZGF2aWRlLnRhYm9y" last="dW5pdG8uaXQ=" text="ZGF2aWRlLn
 RhYm9yQHVuaXRvLml0" base="" >Questo indirizzo email è protetto dagli spambo
 ts. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.</joomla-hidden-mail>; <j
 oomla-hidden-mail  is-link="1" is-email="1" first="bWFyaWNhLnNldGFybw==" la
 st="Z21haWwuY29t" text="bWFyaWNhLnNldGFyb0BnbWFpbC5jb20=" base="" >Questo i
 ndirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript
  per vederlo.</joomla-hidden-mail>). Proposals deemed suitable for publicat
 ion will be peer-reviewed by anonymous referees.</p><p>&nbsp;</p><p>Tipolog
 ia: Fototesto letterario</p><p>Titolo: Morire di classe. La condizione mani
 comiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin</p><p>Autor*: F
 ranco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia (curatori), Carla Cerati e Gianni B
 erengo Gardin (fotografie)</p><p>Anno di edizione: 1969</p><p>Editore: Eina
 udi</p><p>Luogo di pubblicazione: Torino</p><p>Luoghi a cui è riferibile: m
 anicomio di Gorizia</p><p>Parole chiave/TAG: Fotografia; Libro; Gorizia; An
 ni Sessanta</p><p>Breve descrizione (max 2000 caratteri):</p><p>Tra sperime
 ntazione formale e propaganda in favore della deistituzionalizzazione dei m
 anicomi, <em>Morire di classe</em> documenta la condizione di degrado e dis
 umanizzazione, per molti versi ancora pubblicamente ignota, patita dagli in
 ternati psichiatrici. Il movente ideologico giustifica una costruzione imma
 ginifica infedele rispetto alla specificità storica del manicomio goriziano
  – le cui pratiche terapeutiche erano già state ampiamente riformate a otto
  anni dalla nomina a direttore di Franco Basaglia – efficace però nel rappr
 esentare vividamente gli effetti delle misure costrittive e afflittive adot
 tate nel sistema psichiatrico nazionale. Prive di didascalie e testi esplic
 ativi di accompagnamento, se si esclude la prefazione non firmata scritta d
 a Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia, la forza icastica delle immagin
 i è massimizzata tramite il ricorso a un montaggio grafico espressionistico
 , in cui fotografia e testi letterari – con citazioni, tra gli altri, da Go
 ffman Brecht, Foucault, Levi, Pirandello, Rilke, Swift, Weiss, Fanon – si c
 orrispondono in un dispositivo multimediale regolato da una regia risolutam
 ente avanguardistica. L’esito di un’operazione editoriale così coraggiosa f
 u un successo editoriale tale da rendere presto introvabile la prima edizio
 ne, stampata in ottomila esemplari. In occasione del centenario della nasci
 ta di Franco Basaglia, una nuova edizione integrale è stata recentemente pu
 bblicata presso il Saggiatore (2024).</p><p>Risorse web collegate: <a href=
 "https://www.ilsaggiatore.com/libro/morire-di-classe" target="_blank" rel="
 noopener">https://www.ilsaggiatore.com/libro/morire-di-classe</a></p><p>Ris
 orse bibliografiche:<br /><em></em></p><p><em>Morire di classe: la condizio
 ne manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin</em>, a 
 cura di Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia, Torino, Einaudi, 1969 (Mi
 lano, il Saggiatore 2024).</p><p>John Foot, <em>Morire di classe. Immagini 
 dall’interno dell’Istituzione totale</em>, in Id., <em>La “Repubblica dei m
 atti”. Franco Basaglia e la psichiatria radicale in Italia</em>, 1961-1978,
  Milano, Feltrinelli, 2017, p. 170 sgg.</p><p>Marina Guglielmi, Raccontare 
 il manicomio. La macchina narrativa di Basaglia fra parole e immagini, Fran
 co Cesati Editore, Firenze, 2018.<br />File collegato: copertina<br /><br /
 >[Giovanni Vito Distefano <joomla-hidden-mail  is-link="1" is-email="1" fir
 st="Z2lvdmFubml2LmRpc3RlZmFubw==" last="dW5pY2EuaXQ=" text="Z2lvdmFubml2LmR
 pc3RlZmFub0B1bmljYS5pdA==" base="" >Questo indirizzo email è protetto dagli
  spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.</joomla-hidden-ma
 il>]</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Tipologia: Film documentario</p><p><br
  />Titolo: <em>Fortezze vuote</em></p><p><br />Autor*: Gianni Serra</p><p>A
 nno di edizione: 1975</p><p>Produttore: Unitelefilm, Regione Umbria, Provin
 cia di Perugia</p><p>Luogo di pubblicazione:</p><p>Luoghi a cui è riferibil
 e: Umbria, provincia di Perugia</p><p>Parole chiave/TAG: Documentario, Cent
 ri di igiene mentale, psichiatria territoriale, cinema militante, manicomio
 </p><p>Breve descrizione (max 2000 caratteri):</p><p>Il film documentario d
 i Gianni Serra racconta l’esperienza umbra e perugina del superamento delle
  istituzioni manicomiali dalla seconda metà degli anni Sessanta alla prima 
 metà degli anni Settanta. Realizzato in collaborazione con la Regione Umbri
 a e con la Provincia di Perugia, il film si apre con il testo del regolamen
 to provinciale istitutivo dei centri di igiene mentale, lo strumento cardin
 e individuato nel contesto regionale per avviare il processo di deistituzio
 nalizzazione. Nel film si sovrappongono diverse narrazioni: il punto di vis
 ta dell’autore, che compare nelle prime sequenze ed è presente in video o i
 n audio per l’intera durata dell’opera; le voci delle operatrici e degli op
 eratori dei servizi psichiatrici territoriali – raccolte nel corso di riuni
 oni o in interviste individuali e collettive –, che spiegano il lavoro e mo
 tivano politicamente la scelta del superamento dell’ospedale psichiatrico; 
 le storie delle pazienti e dei pazienti che lasciano il manicomio per andar
 e a vivere nei nuovi gruppi appartamento; le storie delle e degli utenti de
 gli ambulatori; il dibattito pubblico tra amministratori, medici, personale
  di cura, cittadini registrato in una assemblea organizzata per discutere d
 ell’organizzazione dei CIM e della loro funzione. Uno spazio particolare è 
 dedicato alla testimonianza dello psichiatra dell’ospedale psichiatrico di 
 Perugia Carlo Manuali, tra le personalità che hanno partecipato all’esperie
 nza di rinnovamento psichiatrico nella regione. Il documentario si conclude
  con la discussione del caso di Marco, con l’intento di mostrare il funzion
 amento dei servizi e i benefici per la collettività: Marco è un ragazzo che
  vive un momento di fragilità e la sua storia è raccontata dalle sue parole
 , da quelle dei genitori, dell’equipe psichiatrica e di alcuni abitanti del
  quartiere.</p><p>Risorse web collegate:<br /><a href="http://patrimonio.aa
 mod.it/aamod-web/film/detail/IL8600001517/22/fortezze-vuote.html?" target="
 _blank" rel="noopener">http://patrimonio.aamod.it/aamod-web/film/detail/IL8
 600001517/22/fortezze-vuote.html?</a><br />startPage=0&amp;idFondo=<br /><a
  href="https://www.cinematografo.it/film/fortezze-vuote-umbria-una-risposta
 -politica-alla-follia-ldci075w" target="_blank" rel="noopener">https://www.
 cinematografo.it/film/fortezze-vuote-umbria-una-risposta-politica-alla-foll
 ia-ldci075w</a><br /><a href="https://www.youtube.com/watch?v=5ceZlU6dVPM" 
 target="_blank" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=5ceZlU6dVPM<
 /a><br /><a href="https://www.antropologiamedica.it/dal-manicomio-al-territ
 orio/" target="_blank" rel="noopener">https://www.antropologiamedica.it/dal
 -manicomio-al-territorio/</a><br />Risorse bibliografiche:<br />Francesco S
 cotti, <em>Nascita ed evoluzione di una psichiatria di comunità in Umbria</
 em>, Perugia, Morlacchi editore, vol. 1 2021, vol 2 2022<br />File collegat
 o: _<br /><br />[Davide Tabor <joomla-hidden-mail  is-link="1" is-email="1"
  first="ZGF2aWRlLnRhYm9y" last="dW5pdG8uaXQ=" text="ZGF2aWRlLnRhYm9yQHVuaXR
 vLml0" base="" >Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessa
 rio abilitare JavaScript per vederlo.</joomla-hidden-mail>]</p><p>&nbsp;</p
 ><p>Tipologia: Periodico illustrato</p><p><br />Titolo: <em>Il Picchio. Org
 ano dei degenti dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale</em></p><p>Autor*: d
 egenti dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale [O.P.] di Gorizia</p><p>Anni 
 di edizione: 1962-1966</p><p>Stampa: Tipografia interna dell’O.P.</p><p>Per
 iodicità: mensile</p><p>Luogo di pubblicazione: Gorizia</p><p>Luoghi a cui 
 è riferibile: Ospedale Psichiatrico Provinciale di Gorizia</p><p>Parole chi
 ave/TAG: Giornalino mensile; Anni Sessanta; Attività dei degenti; Comunità 
 Terapeutica; Assemblea generale.</p><p>Breve descrizione (max 2000 caratter
 i):</p><p>A nove mesi di distanza dall’ingresso di Franco Basaglia nel mani
 comio di Gorizia, nell’agosto 1962 viene stam- pato il primo numero del Pic
 chio su iniziativa di un gruppo di degenti uomini, sostenuta dalla neo dire
 zione. «L’o- spedale si sta trasformando e tutti noi dobbiamo cercare di re
 ndere operante questa trasformazione», così ripor- tava il primo editoriale
 . Non si commentava la scelta del nome, sebbene rimandasse a un gesto anima
 le connota- to: battere con insistenza su una corteccia dura, apparentement
 e inscalfibile. Sotto il coordinamento attivo del paziente Furio, i 42 mens
 ili (dal 1962 al 1966) sono una delle poche fonti attra- verso cui è possib
 ile ricostruire la cronaca minuta dei progressivi e radicali mutamenti dell
 ’assetto e del funzio- namento quotidiano dell’istituzione manicomiale, des
 critti e commentati dallo spettro di osservazione e parteci- pazione dei pa
 zienti. L’abbattimento dei cancelli divisori e delle gabbie di contenzione 
 ai letti, le gite, il cineforum, i consigli di lettura, le interviste agli 
 infermieri, la nascita della scuola popolare, del coro, la denuncia delle c
 ondizioni fatiscenti di molti reparti, i laboratori artigianali, l’incontro
  con i volontari e le assistenti sociali, la richiesta e la speranza della 
 dimissione diventano la trama di un vissuto che può farsi spazio di eserciz
 io di un diritto di espressione, di con- divisione e di contestazione. Dal 
 1964 due sezioni del Picchio esemplificano le priorità dell’esperimento bas
 agliano a Gorizia: gli approfondi- menti sulla comunità terapeutica e i res
 oconti dell’assemblea generale e delle riunioni di reparto, tenute con ca- 
 denza giornaliera. La verbalizzazione era affidata, a turno, a un/a pazient
 e che le presiedeva su indicazione del- l’assemblea. Per la sola eccezione 
 del resoconto di un’assemblea riportato ne <em>L’istituzione negata</em> (E
 inaudi, 1968), Il Picchio è un documento esclusivo per conoscere i temi, i 
 dibattiti e le decisioni delle assemblee e delle riunioni dal 1964 al 1966,
  anno in cui l’iniziativa editoriale si interrompe.</p><p>Reperibilità e st
 ato di conservazione:<br /><br />L’Archivio Collettivo Nazionale dei Period
 ici registra la presenza di alcuni numeri della serie in diverse bibliotech
 e italiane.<br /><br />Presso l’Archivio storico dell’ex O.P. di Gorizia è 
 reperibile la riproduzione digitale di 41 fascicoli. Il numero 2<br />risul
 ta, al momento, irreperibile.</p><p>Bibliografia:<br />Antonio Slavich, <em
 >All'ombra dei ciliegi giapponesi. Gorizia 1961</em>, alphabeta verlag, Mer
 ano 2018.<br />Anna Maria Bruzzone, <em>Ci chiamavano matti. Voci dal manic
 omio (1968-1977)</em>, il Saggiatore, Milano 2021.<br />John Foot, <em>La “
 Repubblica dei matti”. Franco Basaglia e la psichiatria radicale in Italia,
  1961-1978</em>, Feltrinelli, Milano<br />2014.<br />Marica Setaro, <em>The
  Gorizia experiment: The genesis of therapeutic practices in Basaglia's psy
 chiatric community (1962-68)</em>, in <em>Doing psychiatry in postwar Europ
 e</em> (eds. Gahlen, Voelker, Hess and Scarfone), Manchester U.P. 2024.</p>
 <p>File collegato: copertine e interni del giornalino<br /><br />[Marica Se
 taro <joomla-hidden-mail  is-link="1" is-email="1" first="bWFyaWNhLnNldGFyb
 w==" last="Z21haWwuY29t" text="bWFyaWNhLnNldGFyb0BnbWFpbC5jb20=" base="" >Q
 uesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare Jav
 aScript per vederlo.</joomla-hidden-mail>]</p><p>&nbsp;</p>
DTSTAMP:20260928T220813
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